Come usciremo da questo periodo: gli aspetti positivi

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Nessuno poteva immaginare di dover repentinamente cambiare il proprio stile di vita, dai grandi ai più piccoli, sicuramente entrambi sono accomunati dal bisogno di dover costruire un nuovo contenitore dove potere ristabilire i ritmi cadenzati della routine pre-epidemia. Si osserva una reazione iniziale di incredulità, perché questa pandemia sembra qualcosa lontano da noi. Poi arriva la fase di realizzazione di quanto sta accadendo attraverso le disposizioni ministeriali, che raccomandano il rispetto delle regole. Infine, si approda al terzo stadio, quello della preoccupazione, costellato dalla paura e da tutti quegli stati emotivi che si mescolano tra loro e a tratti mostrano un‘intensità differente.

Ed ecco giungere gli interrogativi sull’origine del virus e del contagio, si osserva il fenomeno dell’informatizzazione e delle notizie più dettagliate e curiose sull’argomento. È una strategia a cui fanno ricorso numerose persone per tranquillizzarsi e mantenere il controllo su ciò che è indefinito e non regolato, anche se può indurre a delle false credenze. Un altro interrogativo importante su cui porre l’attenzione è la reazione delle persone. Vengono palesati dalla collettività differenti modi di fronteggiare l’isolamento e il cambio repentino di quasi tutte le abitudini.

È interessante osservare la messa in atto di alcuni meccanismi difensivi: si passa dalla negazione della gravità della situazione e del “non mi accadrà nulla che compromette la mia salute”, fino ad arrivare all’amplificazione della paura che paralizza, al punto da bloccare ogni pensiero ed iniziativa in essere. In alternativa, ci sono le persone che si interrogano sull’utilizzo di questo lungo tempo e come poterlo impiegare, sperimentano modi creativi o rispolverano le vecchie passioni, insomma, cercano di mantenere un equilibrio tra le nuove e le vecchie abitudini tirando fuori uno stile di vita da quarantena!

La domanda su cui numerosi si interrogano e riflettono è la possibile eredità che ci lascerà questa esperienza. L’immagine che potrebbe esemplificare questo pensiero è quella dei soldati che affrontano una dura battaglia, c’è chi ritorna illeso e chi ha numerose ferite da curare e guarire. Sicuramente nessuno sarà più come era prima. La riflessione può direzionarsi su due aspetti cruciali: quali parti di ognuno sono migliorate e quali peggiorate. Sicuramente, non si può più sfuggire alle proprie emozioni e quotidianamente avviene un ascolto differente di esse. Organizzare il tempo differentemente, ad esempio dando delle priorità ad alcune abitudini rispetto ad altre, oppure, dove è possibile, rallentare i ritmi, potrebbe diventare una nuova modalità di riorganizzazione della dimensione spazio-temporale rispettando nuovi bisogni emersi durante questo momento. Lo stare a casa ha anche permesso di incrementare la cerchia di conoscenze del proprio dirimpettaio o dei vicini.

Questo nuovo scenario ha favorito la creazione di nuovi rituali insieme a loro, come lo scambio di chiacchiere dai balconi e cadenzare con un orario questo appuntamento, promuovendo un nuovo senso di appartenenza a una piccola ma significativa comunità. Altro punto che stimola una riflessione è cosa viene apprezzato in questo dover stare fermi: molti gradiscono la riduzione degli spostamenti, il trascorrere più tempo con i familiari (figli, genitori anziani), conoscere l’ozio e contattare la noia, rimanere sempre connesso con gli altri attraverso l’uso di svariati devices e riscoprire il loro uso in modo positivo, migliorare la comunicazione e i rapporti coi familiari/amici/partner, infine sentire e sintonizzarsi di più con le proprie emozioni. La collettività, dunque, sta rivalutando l’importanza del sentire la voce, la sua tonalità, l’espressione del viso e del mantenere sempre lo sguardo verso qualcos-Altro.

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